Dieta e microbiota nelle IBD

Aggiornamento: 10 feb

Cosa sono le IBD?


Le IBD (Inflammatory Bowel Disease, Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali: morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa) sono patologie caratterizzate da una forte infiammazione intestinale che colpiscono circa l’1,5% della popolazione in America e in Europa, con costi di gestione diretti e indiretti che incidono molto sui sistemi sanitari. Sia incidenza che prevalenza delle IBD aumentano ogni anno in tutto il mondo, specialmente nelle regioni industrializzate.

L’eziologia di questa infiammazione è ancora sconosciuta, tuttavia diversi studi supportano l’ipotesi che il loro esordio sia dovuto ad una combinazione e interazione di fattori genetici, immunitari e ambientali. In particolare questi ultimi sembrano essere fondamentali nell’innesco della patologia.


Come la dieta influenza le IBD?


Diversi studi hanno dimostrato che alcuni nutrienti accentuano la patologia infiammatoria intestinale: un alto apporto di acidi grassi polinsaturi omega 6 (tipici della dieta occidentale) così come un eccessivo consumo di proteine animali, in particolare di carne rossa, accentuano in maniera significativa lo stato attivo delle IBD. Il loro consumo eccessivo ha effetti diretti come la fermentazione delle proteine animali in ammoniaca che indebolisce le giunzioni serrate, ed effetti indiretti, andando a modulare la composizione del microbiota rendendolo povero in specie eubiotiche e produttrici di muco come Akkermansia muciniphila. Alcuni regimi alimentari vengono evidenziati in diversi studi come soluzioni nel ridurre le manifestazioni da IBD, ad esempio la dieta a basso contenuto di FODMAP, la dieta senza glutine, la dieta mediterranea, sono associate alla riduzione delle esacerbazioni della malattia. Queste soluzioni, che devono essere attuate sotto controllo del Nutrizionista, hanno condotto sempre ad una modifica del microbiota intestinale con uno sviluppo di batteri eubiotici come bifidobatteri e lattobacilli e di batteri produttori di butirrato come Faecalibacterium prausnitzii, con contemporanea riduzione di potenziali patogeni. Capire come modulare il microbiota intestinale tramite l’approccio nutrizionale potrebbe rappresentare una strategia per controllare le IBD, assieme all’uso di specie batteriche probiotiche.


Come vengono influenzate le IBD dal microbiota?


Nelle patologie infiammatorie croniche intestinali i fattori genetici non sono i soli a giocare un ruolo chiave nell’insorgenza della patologia. Diversi studi hanno dimostrato che i soggetti con IBD sono più predisposti geneticamente ad avere una maggiore permeabilità intestinale: in questi pazienti si osservano anomalie nell’interazione microbiota-ospite, venendo a mancare l’effetto barriera. Gli studi dimostrano che le IBD sono chiaramente associate ad una importante disbiosi intestinale, caratterizzata da una riduzione della biodiversità e dal crollo delle specie eubiotiche, dei produttori di butirrato e dei batteri che aumentano la produzione di muco intestinale. L’aumento delle permeabilità intestinale, associato ad un aumento di batteri potenzialmente patogeni quali Escherichia coli e Fusobacterium nucleatum, portano ad aggravare ulteriormente l’infiammazione intestinale. Questa situazione di disbiosi intestinale contribuisce anche alle riacutizzazioni della malattia.


Così si presenta il microbiota di una paziente con morbo di Crohn.

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