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diete personalizzate sulle abitudini alimentari del Paziente

Analisi genetiche per allergie e intolleranze alimentari

prevenzione tumori

Il Dott. Paolo Bianchini costruisce la dietoterapia sulle abitudini alimentari del Paziente e sulla base delle sue esigenze metaboliche. E' escluso rigorosamente l'uso di farmaci. Vengono invece consigliati rimedi naturali di diversa natura, in particolare:

  • Fitoterapia;
  • Micoterapia;
  • Metodo Gerson, riebolarato dal Dott. Bianchini alla luce delle moderne conoscenze e delle sue continue ricerche;
  • Terapia Chelante;
  • Terapia Enzimatica;
  • Aromaterapia;
  • Floriterapia di Bach;
  • Spagiria.

E' anche possibile eseguire delle analisi genetiche per allergie e intolleranze alimentari, celiachia, sport, predisposizione genetica a malattie ecc.

La connessione tra Alimentazione e Psicologia

nutrizionista e psicologo

Questa connessione esiste ed è ogni giorno sotto i nostri occhi, investendo ogni aspetto della nostra vita, dal corteggiamento alla condivisione di momenti di lavoro o in famiglia.
Attraverso il cibo e l'alimentazione veicoliamo comportamenti, abitudini, simboli e tradizioni che raccontano molto di noi e del nostro vissuto e rappresentano una fondamentale forma di imprinting culturale e sociale per i bambini.
Il nostro comportamento alimentare è fortemente influenzato delle abitudini e dai diversi aspetti psicologici insiti in essi e ciò si riflette nell'alimentazione e nel modo di rapportarci ad essa.

“Che vi piaccia o no, il modo in cui mangiamo è strettamente correlato a ciò che siamo o vogliamo diventare. Di fatto, è la presentazione privata e pubblica di noi stessi attraverso il cibo, giacché, per quanto attiene al temperamento, i significati del cibo sono ubiqui e spesso paradossali, nel senso che sono rivolti sia all’interno sia all’esterno. Possiamo cioè mangiare in maniere che mirano a soddisfare necessità interne e personali, oppure sono destinate a produrre un’impressione negli altri. Il nostro comportamento alimentare può quindi essere intimo e velato (alcuni mangiano come davvero desiderano solo quando non c’è nessuno ad osservarli) oppure, come l’abbigliamento, può far parte della immagine sociale che noi stessi costruiamo”

“Per quanto riguarda la relazione fra sesso e cibo, ciò che fin dal principio risulta più evidente – anche se pochi (eccetto i freudiani) vi pongono specifica attenzione – è il fatto che, tolti cibi, bevande, e altri pacificatori orali accessori come le sigarette, le pipe e le gomme da masticare, le uniche cose che siamo disposti a mettere in bocca sono certe parti del corpo dei nostri partner sessuali […] In un focoso atto sessuale i partner si consumano l’un l’altro, in senso quasi letterale. È forse per questo che si dice che gli sposi ‘consumano’ il matrimonio. Prima di questa suprema consumazione, però, molte coppie attraversano una meno frenetica fase di conoscenza reciproca, che quasi sempre comprende anche la condivisione del desco”

Leon Rappaport

ADDITIVI ALIMENTARI PERICOLOSI:

L' Aspartame (E951)

additivo aspartame

È un edulcorante sintetico costituito dagli aminoacidi fenilalanina e acido aspartico e conferisce una sapore dolce ai prodotti o alle bibite simile allo zucchero.
L'aspartame trova largo impiego in:

  • Bevande ipocaloriche;
  • Yogurt e Dessert;
  • Bibite istantanee;
  • Succhi di frutta;
  • Gomme da masticare
  • Prodotti per l’igiene e farmaci.

Ma è ormai ampiamente dimostrato che è un prodotto neurotossico, perché genera acetaldeide, un potente tossico per i nervi e per il cervello e può dar luogo a più di 90 sintomi, fra cui:

  • Mal di testa;
  • Aumento di peso;
  • Disturbi digestivi (diarrea, meteorismo);
  • Abbassamento della vista e dell’udito;
  • Sonnolenza alla guida;
  • Reazioni cutanee e perdita dei capelli;
  • Sangue dal naso;
  • Disturbi del comportamento (vuoti di memoria, depressione, sbalzi d’umore, ossessioni, aggressività e violenza, iperattività)
  • Disturbi neurologici (epilessia, convulsioni, ritardo mentale, crisi di demenza);
  • Aumentata sensibilità alle infezioni;
  • Può provocare o aggravare il diabete, il morbo di Parkinson e di Alzheimer, la fibromialgia.

Infine, è assolutamente da evitare nelle persone affette da fenilchetonuria : nelle etichette è riportato sempre: “contiene una fonte di fenilalanina”.

Il glutammato monosodico

glutammato monosodico

È un esaltatore di sapidità, che eccita le papille gustative. Per questo, induce una gran voglia di mangiare alimenti che lo contengano: vi è mai capitato di finire in un attimo un pacchetto di patatine?
Il glutammato monosodico crea una dipendenza simile a quella della nicotina e delle droghe pesanti e può provocare il diabete di tipo 2!
Il glutammato può essere nascosto da denominazioni quali:

  • Glutammato monosodico;
  • Glutammato;
  • Acido glutammico;
  • Oli o grassi vegetali idrogenati;
  • Proteine idrogenate;
  • Gelatina;
  • Caseinati di Na o Ca;
  • Lievito aggiunto ed estratto di lievito;
  • Glutammato monopotassico.

Denominazioni che nascondono spesso glutammato

  • Estratti di malto;
  • Brodo;
  • Aromi di malto/artificiali/naturali;
  • Aromi naturali di maiale o di pollo;
  • Estratto di spezie;
  • Proteine di frumento;
  • Maltodestrina;
  • Salsa di soia;
  • Acido citrico;
  • Sciroppo di mais;
  • Aroma di caramello (colorante, E150).

Anche in questo caso, vediamo com’è fondamentale saper leggere le etichette.

È per diffondere la consapevolezza dell’importanza di questi argomenti che il Dott. Bianchini organizza delle conferenze sui più importanti e attuali argomenti di Nutrizione Umana, rivolte a tutta la popolazione e condotte con un linguaggio assolutamente semplice e diretto.

Allergie e intolleranze alimentari

intolleranze alimentari

Già Ippocrate aveva notato che “alcuni non tolleravano determinati alimenti che altri utilizzavano senza alcun danno”, e ciò sottolinea come il problema delle intolleranze sia sempre stato presente e sentito.
Spesso si fa confusione tra allergie alimentari e intolleranze, dunque, è bene sapere che per allergia si intende una reazione mediata dal sistema immunitario che non dipende dalla dose della sostanza assunta, mentre nelle intolleranze non interviene il sistema immunitario e le reazioni sono proporzionali alla sostanza assunta.

La dietoterapia delle allergie e intolleranze alimentari

dietoterapia

La terapia dietetica delle allergie e delle intolleranze alimentari passa necessariamente per l’esclusione rigorosa dell’alimento individuato.

Quindi, il paziente deve:

  • Escludere accuratamente dalla dieta tutti gli alimenti in cui potrebbero essere presenti anche minime tracce dell’allergene;
  • Evitare “distrazioni” anche in occasioni particolari;
  • Fare attenzione agli “alimenti nascosti” che possono entrare nella preparazione di alcuni cibi;
  • Imparare a leggere le etichette.

Tuttavia, se la dieta di esclusione è eccessivamente rigida e protratta troppo a lungo possiamo incorrere in seri rischi, come:

  • Malnutrizione;
  • Deficit di vitamine e minerali;
  • Anoressia nervosa, nei casi più estremi.

Ecco perché ci si deve affidare a degli esperti seri, che sappiano interpretare correttamente le informazioni che vengono dallo strumento e che propongano al paziente una dieta equilibrata e completa che permetta il raggiungimento di un nuovo stato di benessere.

La celiachia

alimentazione per celiaci

LA MALATTIA CELIACA O CELIACHIA

La celiachia è un’enteropatia caratterizzata da atrofia dei villi intestinali, ipertrofia delle cripte ed infiltrazione della mucosa da parte di cellule infiammatorie causata, in individui geneticamente predisposti, dall’ingestione di glutine, la componente proteica delle farine di frumento, orzo e segale. Queste alterazioni guariscono eliminando il glutine dalla dieta. La prevalenza della celiachia nella popolazione italiana è di 1/100.

COME SI PRESENTA LA CELIACHIA?

Si riconosce una forma classica caratterizzata da diarrea, steatorrea e/o calo ponderale e una forma atipica, caratterizzata da sintomi extra-intestinali. Oggi, sempre più raramente, viene diagnosticata la forma classica, specie nell'adulto. Numerose condizioni patologiche, soprattutto a carattere autoimmune, possono associarsi alla celiachia. Queste associazioni rivestono importanza diagnostica e terapeutica. L’introduzione di una dieta priva di glutine può migliorare anche la condizione associata alla celiachia. Frequenti patologie correlate alla celiachia sono rappresentate dalle tiroiditi autoimmuni, dal diabete mellito insulino-dipendente, dalla dermatite erpetiforme, dall'osteoporosi, dall'artrite reumatoide. E' importante quindi riconoscere precocemente la patologia per ridurre il rischio di queste patologie associate, dovuto alla prolungata esposizione al glutine. Infine, è importante sapere che il glutine è tossico per tutti, ma la patologia si scatena solo negli individui geneticamente predisposti (portatori degli alleli HLA-DQ2 e -DQ8).

Oggi sono disponibili numerosi prodotti dietetici per celiaci, disponibili sia in farmacia sia nei comuni supermercati, sia in negozi specializzati: questi prodotti sono immediatamente identificati dall’ormai famoso marchio della “spiga barrata”.
Poiché la celiachia è una condizione che porta a drastici cambiamenti nelle abitudini alimentari della persona, è necessario che la dieta sia insieme completa ed equilibrata per assicurare il giusto apporto di tutti i nutrienti, specialmente per i bambini, le donne in gravidanza e allattamento e gli anziani. Nel caso si presenti nel bambino, è importantissimo l'aiuto e il coinvolgimento di tutta la famiglia, anche a livello psicologico.

LA DIAGNOSI DI CELIACHIA

L'iter diagnostico della celiachia è continuamente soggetto a variazioni, dovute ai continui aggiornamenti che si inseriscono continuamente, essendo il campo molto vivo. Ad oggi, si eseguono le seguenti analisi in serie:

1. Anticorpi nel sangue contro gliadina, endomisio e transglutaminasi tissutale. Se la ricerca è positiva si procede con

2. Analisi genetiche (alleli HLA-DQ2 e DQ8). Sono analisi che i parenti più vicini ai celiaci devono eseguire, perchè, se positive, indicano la possibilità di sviluppare la malattia in qualsiasi momento della vita.

3. Biopsia duodenale, eseguita in contemporanea ad una gastro-duodenoscopia. Solo in quest'ultimo modo è possibile porre diagnosi di celiachia, a meno che i titoli anticorpali non siano talmente alti da essere inequivocabili, specie nei bambini, in cui è importante evitare il trauma della biopsia.

LA CELIACHIA COME MALATTIA SOCIALE

Fin qui ho descritto le alterazioni biologiche che si verificano nella celiachia e la necessità di una dieta senza glutine (DSG) nel trattamento della patologia. E' però importante parlare anche di un aspetto troppo spesso dimenticato: le ripercussioni psicologiche e sociali che questa condizione ha sulla vita del soggetto. Sì, perché la celiachia compie 3 tipi di danno al soggetto:

DANNO ORGANICO, reversibile con la DSG. Le alterazioni sierologiche si superano in 6-12 mesi, mentre quelle anatomo-patologiche in circa 2 anni, al termine dei quali IL CELIACO E' PERFETTAMENTE NORMALE (per lo meno nella stragrande maggioranza dei casi).

DANNO PSICOLOGICO, conseguente, specie negli adulti e negli anziani, al DOVER escludere per tutta la vita il glutine. Soprattutto nei bambini è importante far capire che gli alimenti che mangia non sono "diversi", ma SPECIALI. All'inizio della dietoterapia può essere utile che TUTTI i membri della famiglia mangino senza glutine, per far sentire il bambino al sicuro, almeno in casa.

DANNO SOCIALE, che deriva dalla ridotta capacità di instaurare RETI SOCIALI poiché la gran parte della socializzazione si fa a tavola con la condivisione del cibo. In questo contesto, emerge spesso una grande insensibilità delle persone attorno al celiaco. Anche qui è importante la rete che gli amici più stretti e sensibili sostenga il celiaco nel superare la cosa.

Grande importanza nelle manifestazioni 2 e 3 è da attribuire anche al MODO con cui viene comunicata la diagnosi e sulle sue implicazioni per la vita del soggetto, qualcosa che non viene (quasi) mai considerato.

Il Diabete Mellito

diabete mellito

Il diabete mellito, la patologia endocrina più diffusa, è caratterizzata da anomalie nel metabolismo degli zuccheri e da complicanze a lungo termine che riguardano occhi, reni, nervi e vasi sanguigni. Oggi colpisce il 4-5% della popolazione ed è in continua crescita.

COMPLICANZE A LUNGO TERMINE DEL DIABETE
Se il diabete non viene affrontato in modo adeguato con la dieta, i farmaci e/o l’insulina, si hanno delle complicanze estremamente serie: il diabete è infatti la prima causa mondiale di cecità, di amputazione di arti e di dialisi!

1. Alterazioni circolatorie. Nei diabetici l’aterosclerosi si sviluppa in modo più esteso rispetto a quanto accade nella popolazione generale. Le lesioni aterosclerotiche producono sintomi a livello di vari distretti: claudicatio intermittens, gangrena e, nell’uomo, impotenza organica su base vascolare. Queste alterazioni possono portare all’insufficienza coronarica, da cui origina l’infarto.
2. Retinopatia. Si può arrivare ad avere il distacco della retina, che porta alla perdita della vista da un occhio. La retinopatia proliferante sembra essere più frequente nei pazienti trattati con insulina.
3. Nefropatia diabetica. Il diabete è la più importante causa di dialisi. L’evoluzione della nefropatia è accelerata dall’ipertensione. In questo quadro patologico, risultano utili diete a basso contenuto proteico.
4. Neuropatia diabetica. Può interessare qualsiasi parte del sistema nervoso, ma può risparmiare il cervello. I sintomi, solitamente bilaterali, comprendono dolore e parestesie (= percezione di una sensazione non dolorosa ma sgradevole sulla cute. Si manifesta con formicolio, rigidità cutanea, intorpidimento).
5. Ulcere del piede. Sembra che siano dovute principalmente ad un’anomala distribuzione della pressione, secondaria alla neuropatia diabetica.

Il problema si accentua quando i piedi presentano anomalie ossee. Generalmente, l’alterazione di partenza è la formazione di callosità. La formazione di un’ulcera può anche essere avviata da scarpe che calzano male e danno origine a vesciche in pazienti che, per i deficit di sensibilità che hanno, non possono avvertire i dolori di queste lesioni. Addirittura, si possono rinvenire corpi estranei nei tessuti molli di cui il paziente non sa nulla!

DIETOTERAPIA DEL DIABETE
La dieta del diabetico non presenta grandi differenze rispetto a quella della popolazione generale. La ripartizione tra i nutrienti è, infatti, esattamente la stessa: il 55-60% delle calorie giornaliere deve provenire da carboidrati complessi (pane, pasta, riso, meglio se integrali), il 10-12% dalle proteine, in maggioranza di origine vegetale, e il 25-28% dai grassi, favorendo il consumo di olio extra-vergine d’oliva che consente un miglior controllo del quadro lipidico. La dieta deve anche essere ricca di fibre per modulare meglio il rilascio di zuccheri nel sangue. Nel diabete, così come in ogni altra patologia in cui una corretta Alimentazione è centrale nel trattamento, è importante un corretto comportamento alimentare, che è il vero segreto di una dietoterapia di successo.
Ad una dieta così costruita, dev’essere necessariamente affiancata un’attività fisica moderata e aerobica (corsa, nuoto, bici, ma va bene anche una passeggiata a passo svelto per almeno 30 minuti al giorno), che consente di raggiungere più facilmente il controllo ottimale della glicemia.
Accanto ai farmaci ipoglicemizzanti orali, esiste oggi la possibilità di includere nella terapia anche sostanze naturali di grande efficacia potendo così evitare o ridurre l'assunzione di farmaci e di insulina.

I fiori di Bach

consulenza fiori di bach

Tutte le Medicine Non Convenzionali (MNC) stanno vivendo un momento di grande espansione: una fetta sempre maggiore della popolazione mondiale trova, infatti, sollievo in questo tipo di trattamenti. Il motivo di questo interesse crescente è la capacità delle MNC di considerare la persona nel suo insieme, unico, irripetibile e globale. Insomma, di considerare il soggetto nella sua totalità e unicità nell'Universo.

Le patologie che più spesso trovano sollievo con la Floriterapia di Bach sono: ansia, stress, depressioni, insicurezza, paure, timidezza, tensioni, e sono utilissimi come coadiuvanti nel sostegno del paziente che comincia una dieta.

I Fiori di Bach non sono farmaci, ma li possiamo definire "Alimenti Energetici", che riequilibrano le note profonde della nostra Anima.

I FIORI DI BACH E GLI ANIMALI

Anche gli animali, come gli uomini, possono essere vivaci o paurosi, tristi o capricciosi, stanchi, agitati, giocherelloni o pigri, possessivi, gelosi. Lo sa bene chi vive con un cane o con un gatto (come me). I Fiori di Bach vengono usati con successo anche per curare i nostri amici a 4 zampe: può essere placebo? Le dosi sono le stesse che per gli uomini. Il comportamento dell'animale ci aiuta a scegliere il rimedio: è importante quindi riuscire ad individuare i disagi che fanno soffrire il nostro amico, osservandolo "dal di fuori", in modo da poter trovare la terapia migliore.

Posso aiutarVi volentieri nel caso voleste utilizzare questo meraviglioso ed efficace approccio anche per i Vostri Amici di casa.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA)

disturbi alimentari

I DCA sono patologie complesse che riguardano differenti aspetti della vita dell'individuo: dall'immagine di sé al rapporto col cibo. Chi soffre di questi problemi di alimentazione utilizza il cibo come soluzione a problemi legati alla sfera emotiva e relazionale.

La pubertà è uno dei momenti più delicati nella vita di un individuo ed è in tale periodo che potrebbero verificarsi abitudini alimentari scorrette sfociabili in comportamenti anoressici e bulimici.

L'alimentazione vegetariana e vegana

alimentazione vegana

Essere vegetariani significa escludere dalle proprie scelte alimentari ogni alimento di diretta derivazione animale (carni e pesci e prodotti della pesca), mentre la scelta vegana implica una scelta più vasta, escludendo anche i prodotti animale di derivazione indiretta (uova, latte e formaggi). Detta così, possono sembrare delle scelte radicali ed estremiste, che impoveriscono l'organismo di importanti ed insostituibili nutrienti, fino a che non si sviluppino carenze nutrizionali. Invece di concentrarci sulle esclusioni che la dieta vegana propone, concentriamoci sulle novità che l'approdo a questa scelta comporta: scopriremo così nuovi alimenti, nuovi sapori e nuove ricette che valorizzeranno la nostra scelta di salute ed etica!

Comunque si giunga alla scelta vegana (per motivi etici e/o salutistici), si può facilmente dimostrare che i Vegani non soffrono di nessuna grave carenza nutrizionale, certamente non a livello tale da comprometterne l'esistenza. Tuttavia, la transizione dal regime alimentare onnivoro a quello vegetariano/vegano è opportuno che sia guidata da un Professionista esperto della Nutrizione Umana, proprio per evitare gli errori che possono compiersi in questa fase delicata, in particolare in fasi delicate della vita come la gravidanza e lo svezzamento. Per questo sono a disposizione di chiunque voglia intraprendere consapevolmente questa scelta.

Vi aspetto!

L'importanza ed il ruolo della flora batterica intestinale (probiotici)

flora batterica intestinale

I probiotici posseggono diverse caratteristiche che li rendono appropriati e adatti come supplementi della dieta nel trattamento di diverse patologie sia a livello intestinale che extraintestinale. Agiscono in particolare:

  • Facilitando la digestione della fibra vegetale, riducendo fenomeni di meteorismo e flatulenza.
  • Modulano il sistema immunitario, diminuendo le reazioni avverse agli alimenti (allergie ed intolleranze alimentari), riducendo i tempi di guarigione da malattie comuni (come influenza e raffreddore), ma anche migliorando la risposta immunitaria di un sistema immunitario troppo zelante com'è il caso delle malattie autoimmuni.
  • Migliorano il tono dell'umore.
  • Migliorano la risposta ai regimi ipocalorici.

Vegan e questione vitamina B12

importanza della vitamina

La vitamina B12 è un composto organico, idrosolubile, contenente cobalto (l'unico di interesse biologico), prodotto dai batteri e necessario agli animali in piccole quantità. Le patologie conseguenti alla sua carenza sono l'anemia perniciosa (o di Addison-Biermer) e una neuropatia. In un primo tempo, l'unica cura era il consumo di grosse quantità di fegato crudo, poi si passò agli estratti di fegato, poi alla commercializzazione della vitamina. L'anemia perniciosa non è dovuta alla mancanza assoluta della vitamina nella dieta, piuttosto dipende dalla carenza del cosiddetto Fattore intrinseco, secreto dallo stomaco e necessario al suo assorbimento. La vitamina B12 è sintetizzata esclusivamente da batteri che si rinvengono nel terreno, nelle acque, nei rifiuti e nell'intestino dei Ruminanti.
Le cobalammine non sono molto stabili e sono distrutte dalla presenza di metalli pesanti e di riducenti come l'ascorbato (vitamina C). I prodotti di riduzione possono formare dei composti ad vitamina antivitamina amminica. La vitamina è resistente al calore, a meno che non si trovi in ambiente alcalino. I livelli plasmatici della vitamina B12 sono molto bassi, per cui il dosaggio è molto difficile e complicato dalla presenza di composti simili che non posseggono vitamina amminica ma che possono agire da antagonisti. L'assorbimento della vitamina s'avvale di sistemi molto complessi ed è abbastanza limitato, ma sufficiente per quantità notevoli, se paragonate alle necessità dell'organismo.
L’assorbimento efficace richiede il FATTORE INTRINSECO DI CASTLE, prodotto dallo stomaco, calcio e un pH superiore a 6. Dosi elevate della vitamina (come quelle degli integratori) possono essere assorbite anche senza fattore intrinseco, per circa l’1-2% della dose somministrata: ciò spiega come sia possibile trattare l’anemia perniciosa con alte dosi orali della vitamina.La vitamina è soggetta al circolo enteroepatico (ricircolo di nutrienti tra intestino e fegato): infatti, è secreta con la bile e riassorbita nell’intestino. Il riassorbimento ileale è praticamente completo, cosicchè, anche in assenza di assunzione dietetica di vitamina B12, sono necessari anni prima di sviluppare sintomatologie clinicamente evidenti. Il riassorbimento della vitamina è molo efficiente, perciò la perdita è principalmente per desquamazione cellulare. La vitamina è coinvolta in 2 sole reazioni enzimatiche: la prima riguarda la trasformazione dell’omocisteina a metionina e rappresenta il collegamento tra la B12 e i folati, mentre la seconda reazione riguarda il metabolismo degli acidi grassi a catena dispari. Il bisogno della vitamina amina è modesto e, poiché esistono notevoli depositi epatici, l’instaurarsi della carenza è molto lento anche in assenza dell’apporto alimentare. Diverso discorso vale per l’assenza del fattore intrinseco o per sindromi da malassorbimento intestinale: in questi casi, non solo si perde la vitamina alimentare, ma anche quella riassorbita dalla bile. Fonti vegan della vitamina amina sono davvero scarse e sono rappresentate per lo più dal comunissimo lievito di birra (i celiaci facciano attenzione al substrato sul quale viene coltivato!), dalla spirulina e dall’alga Klamath. Altre fonti possono essere le verdure non completamente sterilizzate dai processi industriali (la B12 è prodotta dai batteri del terreno). Ulteriori fonti di vitamina B12 sono anche un'altra alga, la Chlorella pyrenoidosa e l'erba medica (alfa alfa), oltre agli alimenti fortificati (es. latte di soia). Anche alcuni funghi edibili e medicinali sono fonti della vitamina amina, nonchè il ginseng (Panax ginseng).

Il vero problema non è tanto la ridotta assunzione della vitamina amina, dato il suo bisogno modestissimo, quanto piuttosto:

La sua "delicatezza intrinseca": cioè la si perde con la cottura, il che incoraggerebbe il consumo di alimenti crudi. Un vegano, di solito, non ha questa difficoltà o inibizione.

La riduzione del fattore intrinseco di Castle che caratterizza certe persone, per cui c'è una costituzionale deficienza nella sua acquisizione. Queste persone devono necessariamente integrare la vitamina amina.

Un metodo semplicissimo per seguire l'andamento di un'eventuale carenza della vitamina è monitorare l'emocromo, in particolare la voce MCV (Volume Medio Corpuscolare, riferito alla grandezza dei globuli rossi): se aumenta la vitamina è carente.

Dott. Paolo Bianchini, Biologo Nutrizionista.

Per ricevere ulteriori informazioni, non esitate a contattare il Dott. Paolo Bianchini

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